Alessandria della Rocca

Alessandria della Rocca è situata a 533 m. sul livello del mare., tra i pendii delle colline Pizzo La Menta e Culma ed ha una superficie di 5.794 ettari costituita in maggior parte da terreno marnoso-argilloso (scibuluni). La sua fondazione si deve al barone Blasco Carlo Barresi che nel 1570, ottenuto lo jus populandi, fece costruire sul suo feudo le prime case dando al nuovo piccolo borgo il nome di Alessandria della Pietra. Essa sorge secondo un impianto ortogonale su croce di strada: sull’attuale via Umberto I, su cui si innesta ortogonalmente e centralmente un secondo asse, di maggiore larghezza e perfettamente rettilineo, tagliato all’epoca della fondazione e cioè con la via Nicolò Barresi, oggi via Roma.  I Quattro Canti o come vuole il linguaggio alessandrino, “li Quattru Cantuneri”, dividono a croce il paese, creando i quartieri principali.

 

I primi insediamenti umani presenti in questo territorio hanno riferimenti ben precisi: le antiche necropoli sicane di Gruttiddri e Lurdicheddra. Frammenti di anfore e utensileria varia, sono sparsi tra gli alberi, a valle della necropoli Gruttiddri; resti, questi, delle piccole abitazioni pastorali, che, assieme ai numerosi cocci di vasellame grezzo, segno questo di una probabile industria litica nella zona, sono rapportabili ai sec. XI, XII e XIII, al tempo dell’esistenza del Casale Chinesi. Durante l’occupazione araba della Sicilia nuclei di popolazioni si stabilirono presso la dimora sicana Gruttiddri formando dei villaggi che in seguito divennero Casali.

 

La Turri, a primo impatto, ricorda un monumento bizantino in Ravenna. La zona è quella del “Tinniru”. La sua datazione è più antica della “Rocca di lu Casteddru”. Espressione genuina del barocco siciliano è la Chiesa con il convento annesso dei PP. Carmelitani sotto il titolo di Maria Annunziata (1589) teatralmente isolata e dominante dall’alto di ampie gradinate. All’interno, l’altare maggiore è sovrastato da un pregevole dipinto, attribuito a Guido Reni, raffigurante l’Annunciazione. Nelle due cappelle laterali si trovano degli stucchi portati a sorprendente finitezza attribuiti alla scuola dei Serpotta.

 

Nel 1636 la Baronia fu elevata a Principato. Donna Elisabetta, baronessa di Alessandria della Pietra, visse gran tempo della sua vita ad Alessandria dove morì e fu sepolta nel 1679 nella chiesa del Convento dei Francescani. Signora e padrona di Alessandria abbellì di monumenti e chiese il piccolo borgo. L’altra chiesa secentesca è la Chiesa con il convento annesso dei P. Minori Osservanti. Essa fu edificata a spese della baronessa Elisabetta Melchiora Barresi nel 1664. Notevole pregio hanno le tele e il busto marmoreo della stessa baronessa che ivi si conservano.

 

Un fatto miracoloso avvenne nella piccola Alessandria e fu all’origine, tra l’altro, del cambiamento del nome del paese. Una giovane donna cieca dalla nascita ebbe l’apparizione della Madonna. La Madre di Dio le disse di scavare sul luogo dove si trovava e proprio sullo stesso posto fu rinvenuta una statua della Vergine, di ottima fattura, oltre che di grande valore. Il Santuario della Madonna della Rocca fu eretto sulla stessa collinetta in contrada Rocca ‘ncravaccata. Nell’altare maggiore si può ammirare la piccola statua marmorea della Madonna, mentre i dipinti di Federico Panepinto abbelliscono le pareti laterali e illustrano la storia del ritrovamento miracoloso. Per far memoria perenne dell’evento, gli alessandrini mutarono il nome del paese in quello di Alessandria della Rocca.

 

L’economia del paese, che per secoli si è basata soprattutto su una agricoltura di tipo tradizionale, in prevalenza cerealicola, oltre che su colture di oliveti e mandorleti, oggi è in piena trasformazione. Le colture dei cereali sono state in gran parte abbandonate e vengono gradualmente sostituite da moderni impianti di vigneti, frutteti, oliveti e mandorleti diffusi un po’ su tutto il territorio.

 

Le ‘ncannellate, dolci storici della tradizione locale, poco noti al di fuori del nostro cinquecentesco Comune, vengono preparati con ingredienti poveri e genuini come le mandorle, di cui la nostra Lisciannira (Alessandria della Rocca) è sempre stata particolarmente ricca. La ricetta, tramandata di generazione in generazione, rende ogni ricorrenza un trionfo di profumi e di sapori dalle suggestioni d’altri tempi.

Nessun evento trovato!
Ultime News